venerdì 29 luglio 2011

Pane a Spiga con Patate

 
Questo buonissimo pane l'ho copiato dal blog Il Mondo di Luvi.
Devo registrare anche che viene dal Forum della Cucina italiana  a cui è stato dato durante un corso di panificazione, dalle sorelle Simili, un percorso lungo, ma è normale.
E' un pane molto morbido, data la presenza di patate nell'impasto, a me è piaciuto molto e dura diversi giorni, ha una bella lavorazione, a me però è lievitato un po' troppo e la parte di sopra non è rimasta al suo posto è scivolata, e così l'effetto spiga è svanito.

Ingredienti:
 
500 grammi di farina 0
200 grammi di acqua (esatti)
12 grammi di lievito di birra
10 grammi di sale
15 grammi di zucchero
25 grammi di strutto (home made)
300 grammi di patate lessate e passate (pesatele dopo averle passate)

 
Ho messo tutto nella planetaria, acqua, lievito, farina setacciata, sale, zucchero e strutto e poi le patate . Lavorare molto bene per 10 minuti, poi mettere l'impasto in una ciotola unta di strutto. Far riposare per un'ora.

 
Passata un'ora rovesciate l'impasto sul tavolo e formate due filoni, uno più piccolo dell'altro, un terzo e due terzi, questa la proporzione, dategli la forma di filone e fatelo riposare una mezzora, poi con il mattarello o il vostro braccio fategli al centro un  incavo dove appoggerete l'altro filone più piccolo, cercando di farlo aderire bene (io non l'ho fatto, infatti mi è scivolato). Copritelo e fatelo lievitare ancora 40 minuti. Infarinatelo abbondantemente con semola rimacinata e incidete, il pezzo di sopra, con le forbici, disegnando una spiga. Infornate a forno caldo 220°C per 30 minuti o fino a cottura ultimata.
 

venerdì 22 luglio 2011

Couronne Bordelaise con licoli

E' un pane bellissimo, girando per blog l'ho trovato da Assunta che a sua volta l'aveva eseguito da una ricetta di Luciana. Quello di Luciana non è un blog, è una scuola, vi si trovano le migliori ricette di pane e lievitati, spiegati in modo eccezionale, spero di riuscire, un giorno, ad avere il mio blog, vagamente somigliante al suo. Ci provo.
Io ho preso un po' da tutte e due e non ho messo il ldb. Ho messo le foto delle varie fasi di preparazione e lievitazione del pane, è una preparazione particolare.

Ingredienti:


500 grammi di farina Buratto 1 (loro T65, semi integrale)
100 grammi di farina integrale (loro segale)
250 grammi di licoli (lievito in coltura liquida) (loro 200)
300 grammi di acqua (loro 350) io meno perché licoli è idratato al 100%
1 cucchiaino di malto o zucchero (io malto)
12 grammi sale.

Sciogliere licoli e malto  con l'acqua dentro alla planetaria, (a mano va bene lo stesso) aggiungere poi le farine setacciate, impastare solo qualche minuto e fermare per autolisi 30 minuti.
Riprendere l'impasto, aggiungere il sale e impastare a lungo fino ad avere un impasto bello elastico, ma sodo. Lasciare lievitare coperto con pellicola, per alcune, ore 3-4, oppure tutta la notte nel frigorifero, io l'ho messo tutta la notte in frigorifero, dentro al solito sacchetto grande.
1) La mattina, riportare l'impasto a temperatura ambiente.
2) Dividere l'impasto in 7 porzioni, come da fotografia;
3) prendete un cestino (ci vorrebbe l'originale, ma chi ce l'ha?) o una teglia,
    metteteci in mezzo una tazza, io ho usato uno stampo con il buco in mezzo, l'ho
    ricoperto con un canovaccio pulitissimo, (senza ammorbidente) 
    abbondantemente infarinato, spianate, con il mattarello, una porzione di pasta
    e collocatela in mezzo allo stampo, sopra alla forma del buco per capirci,
    ungete tutto intorno i bordi della pasta e posizionate tutto intorno le altre
    porzioni di pasta.
4) con un cutter o una lametta, tagliate il disco centrale di pasta, tra una pallina e
    l'altra creando dei triangoli che porterete verso l'esterno, in mezzo alla
    pallina, (dalla foto si capisce benissimo, è molto facile), infarinate ancora,
    coprite con il telo, mettete nel sacchetto e fate lievitare alcune ore, 1-2, se è
    caldo basta un'ora.
5) accendete il forno al massimo con dentro la pietra refrattaria, o una teglia
    dove cuocerete il pane e un contenitore con l'acqua per il vapore.
6) Coprite il pane con carta forno, e sopra un tagliere di legno o una pala da
    forno, e con una manovra velocissima giratelo,  togliete il cestino e trasferitelo
    nel forno, sopra alla pietra o dentro la teglia, vaporizzando con acqua fredda
    nel fondo del forno.
7) 20 minuti a 240°C, poi abbassate a 220°, fino a fine cottura, gli ultimi minuti
    aprite lo sportello a fessura e fate raffreddare sulla griglia. Ricordatevi
    sempre, prima di spegnere il forno di fare la prova toctoc, sul fondo del pane,
    perché ogni forno è diverso. Mangerete un pane davvero eccezionale.











lunedì 11 luglio 2011

Pane Toscano della Divina Commedia

Alcuni anni fa mi fu regalato un libro che tratta di cibo ai tempi di Dante. Sì Dante Alighieri,  il Sommo Poeta e il titolo di questo libretto è "A convito con Dante", La cucina della Divina Commedia, scritto da Rosa Elisa Giangoia.
Varie ricette sono presenti, ricette che adesso si usano molto poco, molta cacciagione, molta carne, molte spezie per coprire gli odori di carne che si frollava un po' troppo, ma poche verdure, infatti la malattia di quei tempi era la gotta, tipica di chi mangiava troppa selvaggina.
Seguendo il percorso del libro si arriva al capitolo: I sapori dell'esilio. Il sapore dell'esilio è per Dante come un pane salato,  "costar salato" si dice di una cosa che si compra  a caro prezzo. La Frase potrebbe non riferirsi al sale, inteso come insaporitore, ma comunque al caro prezzo del pane, "costar salato" che a Firenze, come nel resto della Toscana, si mangiava e si mangia senza nessuna aggiunta di sale e forse nacque allora il pane senza sale per il prezzo troppo alto di questo minerale, che ancora oggi costa caro, se si vuole un sale buono..
Questa ricetta l'ho ricopiata dal libro della Giangoia, che è stata avvisata di questa mia copiatura. A me piace molto, ma io sono toscana e amo un certo pane, a voi forse piacerà poco perché lo troverete "sciapo", sì è senza sale, ma è la sua caratteristica.
I cibi toscani sono molto saporiti e il pane senza sale accentua questi sapori e se anche il pane fosse salato, si starebbe sempre a bere dopo mangiato e poi troppo sale fa male.
La ricetta è facile, ma lunga, ci vogliono più di due giorni, un po' di pazienza. Gli ingredienti solamente: 
Farina, acqua e pochi grammi di lievito di birra, serve solo un po' di pazienza e tanta voglia di mangiare una cosa buona

Impastate 300 grammi di farina 0 con 200 grammi di acqua appena tiepida in cui avrete fatto sciogliere 8 grammi di lievito di birra. Non va lavorato, va solo impastato. Coprite e fate riposare a temperatura ambiente per 12 ore.
Il giorno dopo, aggiungete a questo impasto, 100 grammi di farina, sempre 0, e 100 grammi di acqua, otterrete un impasto morbido. Ungete l'impasto con olio evo e fatelo riposare, questa volta 24 ore.
Il giorno dopo, il terzo, sciogliete altri 8 grammi di lievito di birra in 50 grammi di acqua tiepida, aggiungete 400 grammi di farina, unite al precedente impasto e se serve aggiungete acqua fino ad avere un impasto morbido, ma che si possa lavorare. 
Impastate e poi date una forma al pane, prendete un canovaccio senza ammorbidente, cospargetelo di farina, appoggiatevi la pagnotta, ricopritelo con altrettanta farina, chiudete il canovaccio a pacchetto, ma largo, senza stringere perché deve lievitare, mettetelo in un posto caldo, (adesso non ci sono problemi!), e dopo un'ora, o due avrete un bellissimo pane lievitato. 
Nel frattempo accendete il forno al massimo e se l'avete mettete dentro la pietra refrattaria,  quando il pane è pronto, aprite il pacco, e con mosse molto delicate, ma decise, appoggiate il braccio sul pane, nella lunghezza e aiutandovi con il canovaccio rovesciatevelo sul braccio e immediatamente, senza bruciarvi sulla pietra, o sulla teglia, non è facile, ma è il sistema migliore, se ne trovate uno meglio provateci, questo è anche il sistema che usano le Simili nel loro pane toscano.
Infornate al massimo con ciotola piena d'acqua per creare il vapore, e decidete voi la cottura in base al vostro forno, tenete presente che il pane toscano, questo tipo, rimane molto chiaro, sembra poco cotto, ma deve essere così, poi vedete le foto, in tutto ci vorranno 50 minuti, provate la cottura con il solito sistema.
Quando è cotto, tiratelo fuori, incartatelo nel canovaccio di prima e poi in una copertina-plaid e mettetelo nel mobile fino al giorno dopo. Dopo 24 ore potete assaggiarlo e se vi piace il pane toscano, è lui.

sabato 9 luglio 2011

La mia Passiflora!!!


Dedico questi fiori ai miei amici, a chi mi viene a trovare e anche a chi si affaccia solo per un attimo e non torna più, la Passiflora, o fiore della passione,  è il mio fiore preferito, è generosa nelle fioriture e bisognosa di poce cure, gli basta arrampicarsi...e poi il piccolo plumbago, anche lui rampicante...


venerdì 8 luglio 2011

Lievito liquido: la gestione

"Rinfrescare" il lievito significa, metterne una parte in un contenitore pulito, aggiungerci una parte di farina e una di acqua, mischiare, aspettare che riparta la lievitazione e rimettere in frigorifero. Questo è il rinfresco.
Il lievito può rimane in frigorifero, in un contenitore di vetro chiuso con il suo tappo per alcune settimane, (io lo lascio anche un mese) poi quando serve se ne prende un po' e si rinfresca per la panificazione e l'altro si rinfresca, se è passato un mese, e poi si rimette in frigo". 
Il rinfresco di licoli da tenere in frigo: prendete 100 grammi di licoli dal contenitore che avevamo messo in frigorifero, metteteli in un contenitore pulito, metteteci 130 grammi di acqua, 100 gr di farina e frullate tutto con le fruste in modo che il lievito incorpori aria.
Pulite sempre molto bene i lati del contenitore, chiudete, aspettate che riprenda la lievitazione, 6/7 ore e rimettetelo in frigorifero dove rimarrà un altro mese.

Riassumendo: passato un mese, dalla sua nascita, prendete il barattolo dal frigo, riportatelo a temperatura ambiente, (alcune ore), prelevatene 100 grammi, aggiungete 130 grammi di acqua, frullate, poi aggiungete 100 grammi di farina manitoba, frullate per alcuni minuti, ripulite bene il bordo del contenitore, fate ripartire la lievitazione e poi rimettete in frigorifero.
Rinfreschi per panificare. E' inutile ogni volta che vogliamo fare il pane tirare fuori tutto il nostro licoli, rinfrescarlo tutto, 2/3 volte e buttare tutto quello che avanza, o panificare fino allo sfinimento, allora, qualcuno, più precisamente Manuela del blog http://profumiecolori.blogspot.com, ha pensato alla tecnica degli pseudo-rinfreschi, cioè un lievito-rinfresco-poolish. Cioè un rinfresco che ci permetta di fare contemporaneamente un poolish, cioè un impasto già pronto per panificare.
E' molto più facile da fare che da spiegare. Si prendono 20 grammi del nostro licoli, dal barattolone che sta in frigorifero, prima una bella girata perché stando fermo tende a separarsi, noterete una parte liquida in alto di un colorino rosa scuro, niente paura, girate bene, prelevate 20 grammi e richiudete, rimettendo in frigo. I 20 grammi li metterete sulla bilancia, dentro ad un contenitore, sempre un barattolo, (ricordatevi di non usare mai cose molto larghe, non favoriscono la lievitazione), aggiungete 20 grammi di acqua, frullate, meglio con una frusta sola, aggiungete poi 20 grammi di farina manitoba, frullate ancora, chiudete con coperchio, mettete a lievitare per alcune ore, 3,4, non ci sono problemi, riprendetelo, rimettetelo sulla bilancia e aggiungete ancora 20, 30, 40 grammi di farina, e la stessa dose in acqua, frullate e rimettete a lievitare.
Interrompete quando avete la dose di lievito che vi serve per panificare.
Questo è lo pseudo-rinfresco. Io mi trovo benissimo e uso sempre questa tecnica, e siccome  sono una persona onesta devo dire che questa tecnica me l'ha insegnata la titolare del blog cedimezzoilmare.blogspot.com, con cui io ho rotto ogni rapporto, per cui non metto il link al suo blog.
Io la tecnica la so benissimo a memoria, ovviamente, ma per correttezza bisogna dire chi l'ha ideata, pensata e messa in pratica la prima volta, comunque da chi l'abbiamo copiata, questo mi raccomando fatelo sempre, di gente che copia senza riconoscerlo ce ne è anche troppa.
I grammi non contano nulla, ma è bene non iniziare mai lo pseudorinfresco con grosse quantità, 20 grammi sono più che sufficienti, al massimo 30, e acqua e farina devono essere sempre uguali.
Con questo sistema vi troverete benissimo e non avrete mai licoli in eccesso, o in giacenza, sarebbe un vero peccato.
Penso di avervi erudito sulla nascita, e la gestione del lievito madre in coltura liquida, vorrei che mi faceste delle domande, se ce ne fosse bisogno, io sono qui a vostra disposizione. Io questo blog l'ho aperto, lo ripeto, per mettere a disposizione ciò che ho imparato, non solo per mia soddisfazione, soprattutto per gli altri, altrimenti prendevo un bel brogliaccio e ci scrivevo le mie ricette e me lo tenevo in cucina, è vero?
I lieviti non finiscono qui, c'è altra roba. Dalla settimana prossima mettero dentro alcune ricette di pane che ho fatto in questi giorni, delle cose meravigliose...un caro saluto a tutte quelle che passeranno di qui, e buon fine settimana.

lunedì 4 luglio 2011

Pane con Farina Buratto


Avevo promesso come prima ricetta, un pane speciale, ed ecco un pane speciale, fatto con una farina speciale: la farina Buratto. Chi abita in Piemonte non avrà difficoltà a reperirla, gli altri faranno più fatica, ma si trova, la vendono anche online, diverse aziende.
La ricetta di questa meraviglia l'ho trovata qui. L'originale è con le noci, io l'ho fatto senza, mi piace sentire tutto il sapore della farina.
Sulla farina Buratto non ci sono molte spiegazioni. Il buratto era un setaccio e la farina di frumento, grossolanamente macinata, veniva passata attraverso il buratto e quello che usciva era una farina di tipo 1 scura, e ricca di sapori, molto buona.
Chi ha la possibilità la compri perché vale la pena, la produce il Mulino Marino, ed è anche biologica, fanno solo farine macinate a pietra e vi garantisco, che sono eccezionali, questa non è pubblicità perché io le compro, ho provato, dico la verità, ma ne vendono talmente tanta che non hanno bisogno di pubblicità, e attraverso Roma per andare in un negozietto piccolo ma fornitissimo.
Per chi è di Roma, le farine del Mulino Marino le vendono, in via Cavour, in via Luca della Robbia a Testaccio e le vende anche Gabriele Bonci nel suo Pizzarium.

Ingredienti per una pagnotta media

per il poolish:

200 grammi di farina Buratto (tipo 1)
200 grammi di acqua
6 grammi di lievito di birra fresco

per l'impasto finale:

poolish
300 grammi di farina Buratto (tipo 1) Mulino Marino
190 grammi di acqua
1 cucchiaio di olio evo
1 cucchiaio di crusca, nei negozi bio, in farmacia, erboristeria

1 cucchiaio di germe di frumento, negozi bio,
1 cucchiaino di farina maltata (o malto d'orzo), negozi bio
10-12 gr di sale
6 grammi di lievito di birra fresco
una manciata di noci tritate grossolanamente (io non le ho messe)


Preparare il poolish: sciogliere il lievito di birra, (6 grammi), nell'acqua, aggiungere la farina e impastare. Metterlo a fermentare 4-5 ore. Se volete mangiare il pane per la cena, impastate la mattina, 9-10, così siete sicure che lo mangerete a cena. Io ho preparato il poolish direttamente nella ciotola della planetaria per evitare di cambiare.
Passate le 4-5 ore avrete una specie di pastella con tante bolle.

Adesso prendete metà dell'acqua, cioè 95 grammi e scioglieteci gli altri 6 grammi di lievito di birra, versate nella ciotola della planetaria dove è già il poolish e mescolate con il gancio "K", otterrete una pastella un po' meno liquida del poolish. Ora aggiungete la farina, il germe di frumento, la crusca e la farina maltata (se non l'avete il malto d'orzo). Cambiate il gancio, mettete quello da impasti più duri, iniziate ad impastare ad aggiungete l'acqua rimanente un poco alla volta, in modo che il composto la assorba piano mentre la versate.
Dopo che avrete versato tutta l'acqua aggiungete l'olio e il sale e continuate ad impastare fino a che il composto non comincia ad incordare. A questo punto, se volete, aggiungete le noci tritate.
Coprite la ciotola con la pellicola e lasciate riposare 20 minuti.

Passati i 20 minuti spolverate la spianatoia o il vostro posto di lavoro con farina di semola o farina da polenta, quella grossa, la bramata, versateci sopra l'impasto e fate qualche piega, per aiutare la lievitazione e per asciugarlo. Se le conoscete fatele, altrimenti guardate questo video al 5 minuto trovate le pieghe, che Gabriele Bonci fa all'impasto della pizza. Fatele fino a che sentirete l'impasto che prende corpo, è come se vi lievitasse sotto alle mani, ve ne accorgerete e dopo  sarà più sostenuto.
Rimettetelo nella ciotola, coprite con la pellicola e lasciate lievitare fino al raddoppio di volume.

A questo punto io ho acceso il forno a 225°C e messo dentro la pietra refrattaria, si deve scaldare molto e serve anche un'ora. Se vi dovesse capitare di trovarla, compratela perché il pane è tutta un'altra cosa cotto sulla pietra. Se non avete la pietra mettete dentro la teglia dove lo cuocerete, deve essere caldissima, quando depositate il pane.
Riprendete l'impasto e cercate, molto delicatamente di appiattirlo, ma senza schiacciarlo troppo, poi arrotolatelo su se stesso, lasciate l'apertura sotto, in modo che non si apra durante la cottura e copritelo con un canovaccio.

Quando il forno è pronto, spruzzatelo abbondantemente con acqua, fate delle incisioni sul pane con un cutter, senza sgonfiarlo, mi raccomando, altrimenti lasciate perdere, prendetelo delicatamente e poggiatelo sulla pietra o teglia e chiudete il forno. Abbassate subito la temperatura a 200° per 10 minuti, poi scendete a 180° per altri 25-30 minuti. Il pane sarà cotto quando picchiettandolo sotto con le nocche emetterà il classico rumore di vuoto, se non è cotto rimettetelo dentro, però ricordatevi che sulla cottura quelle che vi posso dare io sono indicazioni di massima, voi dovete conoscere bene il vostro forno, perché magari cuoce meno o più di un altro, andate ad intuito, tiratelo fuori, se è leggero è cotto, se è ancora molto pesante no.
Quando è cotto, fatelo raffreddare su una gratella, per fargli perdere l'umidità della cottura.
Il pane fatto in casa sarebbe meglio consumarlo sempre il giorno dopo, a meno che non si tratti di panini o baguette, i pani "importanti" vanno fatti riposare. Però se lo impastate la mattina, la sera lo potete mangiare.

Io vi prego di una cosa, se le mie spiegazioni non sono abbastanza chiare ditemelo, ditemelo anche 100 volte, chiedetemi, non stancatevi di chiedere, meglio una domanda di più che un pane buttato. Io ho aperto questo blog, sì perché ho una passione, ma anche per mettere a disposizione le cose che ho imparato negli anni.
La prossima volta farò le foto passo, passo, non è stato possibile per problemi alla macchina, e il lievito non poteva aspettare, ho fatto solo la foto finale. Perdonatemi, però vi ho dato una ricetta splendida, se guardate gli alveoli che sono nella foto, bastano quelli a capire il tipo di pane. Sto preparando il post del lievito...un salutone a tutte

domenica 3 luglio 2011

Eccomi!!! Sono appena nato

"Non c'è cibo da re più squisito del pane". 
Perché non c'è proverbio, non c'é religione dove il pane è, in un certo senso, il protagonista? E' presto detto, il pane è il pane. E' l'alimento base, è l'alimento che tutti, ricchi, un po' di più, poveri, un po' di meno, hanno sulle loro tavole. E, questo, non da ieri ma da secoli. Sì perché il pane è l'alimento che c'è da sempre.
Il pane è vecchio come il mondo la cui storia inizia agli albori della nostra civiltà. Infatti, era noto all'homo sapiens primitivo che prima mischiò ghiande tritate con l'acqua sostituendole poi con farina ottenuta da cereali  macinati tra due grosse pietre. Allora erano solo delle schiacciate cotte al sole fino a quando, sembra gli egizi nel 3000 avanti cristo, forse per caso, scoprirono che quell'impasto era più buono e fragrante se fosse stato lasciato all'aria aperta e cotto il giorno dopo. Era nata la lievitazione.
Furono sempre gli egizi che, mille anni dopo, costruirono i primi forni per cuocere il pane.  Sembra che gli operai che costruirono le piramidi venivano ricompensati con forme di pane, piccole si intende per non abituarli troppo bene. Nella Roma antica, 150 avanti Cristo, nacquero le prime corporazioni di fornai e la fantasia permise di inventare vari tipi di pane con ingredienti diversi come latte, miele, burro. Ovviamente queste pagnotte erano per i ricchi. Ai più poveri toccavano pani meno nobili. C'erano le focacce (placenta e offa) preparate con olio e orzo. I romani, quelli antichi, si inventarono anche la pizza. Quella bianca che oggi si trova solo a Roma, quella che si mangia da sola o si apre e si gusta con il prosciutto, la mortadella o, ed è come si dice la “morte sua”, con il prosciutto e i fichi. Era l'artolaganum, un impasto di acqua e farina steso a formare una sfoglia sottile. Insomma, proprio l'antenato della pizza il cui nome deriva dalle parole greche artos (pane lievitato) e laganon (impasto di acqua e farina). Come sempre accade, anche il pane determinava le divisioni sociali. Anche nell'antica Roma i ricchi mangiavano quello fatto con la farina bianca e i poveri quello con la farina scura. Ma questi ultimi, anche se inconsapevolmente, con il passare degli anni, si presero la rivincita. Infatti, è stato stabilito da chi se ne intende che il pane scuro è molto più buono ed è più sano di quello fatto con le farine chiare.
Potremmo scrivere decine di cartelle per raccontare la storia del pane. Basterebbe sottolinare il peso che ha avuto e ha nelle religioni, oppure come sia stato l'elemento scatenante di molte rivoluzioni popolari. Ovviamente, non il pane ma la sua mancanza. Due soli esempi: la Rivoluzione francese o le Cinque giornate che, nell'800, cacciarono gli austriaci da Milano. Fino al XIX secolo il pane era prodotto per la maggior parte in casa e da piccoli fornai locali. Ma, purtroppo, con l'entrata in scena delle macchine e del processo chimico di lievitazione la produzione del pane è iniziata su scala industriale. Dico purtroppo, perché questo ha fatto sì che tutti potessero avere il pane, ma è peggiorata la sua qualità. Comunque, anche variando le tecniche per la panificazione, il pane è sempre stato considerato un alimento insostituibile specialmente nella cultura europea. Tanto che nei periodi difficili come le guerre il suo commercio venne regolamentato per legge per poterlo distribuire anche alle famiglie più povere.
Insomma, su una tavola, speriamo di no, può mancare tutto ma se c'è una bella pagnotta di pane fresco e poco olio, si campa e si campa bene.

Questi erano alcuni cenni storici sul pane. Adesso vi spiego brevemente il perché di questa mia iniziativa.
Avevo già un blog e, direte voi, non ti bastava? No, erano mesi che desideravo aprirne un altro che si occupasse solo di pane, lieviti e lievitati in genere. Non è stato possibile e ho rimandato la cosa, e adesso il momento è arrivato, non ci sono più ostacoli e finalmente posso aprire il mio nuovo blog: Il Pane.
In questo spazio mi occuperò anche di lievito naturale, anzi di tanti lieviti. Ovviamente non disdegnerò neppure il lievito di birra, se ben lavorato dà ottimi risultati e poi voglio fare un blog per tutti, non una cosa di nicchia per pochi intimi, deve poter fare il pane anche chi usa solo il lievito di birra.
Riporterò le ricette già messe nell'altro mio blog e ne metterò di nuove, tante. Copierò ricette da altri blog, mettendo il link e riporterò ricette trovate nei libri e nei giornali, non ci faremo mancare niente, non vi farò mancare niente.
In futuro mi piacerebbe dare la possibilità anche a voi di postare ricette di qualche lievitato che vi interessa condividere. Dovrò cambiare alcune cose nelle impostazioni del blog per poter fare questo. Ma lo farò
L'avventura è appena cominciata. Seguitemi. 
Un caro benvenuto a tutti quelli che si affacceranno in questo mio spazio, a chi vorrà lasciare un saluto, a chi sbircerà per curiosità, a chi tornerà perché è rimasto ben impressionato, insomma a tutti. Ciao.